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Protezione giuridica, consigli: Quando l’abbonamento gratuito può costarvi caro

In realtà Nathalie A. voleva solo vedersi un film. Ovviamente, online. Eppure, alcuni giorni più tardi ha ricevuto una fattura di oltre 200 euro. È davvero tenuta a pagarla? Christine Wernli, giurista presso Coop Protezione giuridica, spiega come Nathalie dovrebbe reagire alla richiesta di pagamento.

29 aprile 2020, testo: Christine Wernli, foto: Helvetia

Nella foto si vede una donna che sta guardando un film in streaming.
Cliccando sul pulsante sbagliato potreste incappare in un abbonamento trappola.

Mentre stava navigando alla ricerca di un film Nathalie A., cliente di Coop Protezione giuridica, si è imbattuta in una piattaforma streaming tedesca alla quale ha dovuto iscriversi per poter vedere il film scelto. Presa dall’entusiasmo di aver trovato quello che cercava, non si è però accorta della clausola a caratteri piccoli riportata sulla prima pagina: «5 giorni di prova gratuita, poi il costo sarà di 19,99 € al mese (per 12 mesi)». Alcuni giorni più tardi Nathalie riceve per e-mail la fattura di un abbonamento annuo. Costo: 239.88 Euro. Ma Nathalie non aveva mai auto intenzione di abbonarsi al servizio per un anno. Leggendo attentamente le Condizioni generali d’affari sul sito web dell’offerente rintraccia il motivo alla base della richiesta di pagamento che cita: «Se non disdice l’abbonamento durante il periodo di prova gratuito, il suo account sarà automaticamente convertito in «Premium» per un anno».

Nathalie è quindi tenuta a saldare la fattura?

Nelle Condizioni generali l’offerente fa riferimento ai costi da sostenere, tuttavia in modo insufficiente. L’introduzione di un nuovo tasto per confermare l’acquisto di beni e servizi, la cosiddetta «Button-Lösung»  (soluzione tasto Acquista), è uno strumento giuridico volto ad incrementare la trasparenza delle transazioni online nell’ambito dei servizi a pagamento e che prevede l’indicazione del prezzo sul tasto o in un campo immediatamente vicino a quest’ultimo. Nel caso di Nathalie il prezzo era riportato nella parte alta del modulo, ma non accanto al tasto. Inoltre, la seconda pagina del modulo d’iscrizione non riportava alcuna indicazione in merito alla prestazione a pagamento. È pertanto comprensibile che a Nathalie sia sfuggita questa informazione. Se poi il prezzo è accennato esclusivamente nelle CGA, il contratto non ha alcun valore legale. E in assenza di una base contrattuale, qualsiasi richiesta di pagamento è ingiustificata. La cliente di Coop Protezione giuridica non è pertanto obbligata a pagare.

Come può procedere Nathalie in questo caso?

Dovrebbe comunicare al mittente della fattura che il contratto non è valido e pertanto non pagherà la fattura inviatale. Dopodiché non dovrà più reagire ad altre eventuali richieste.Se dovesse ricevere un’esecuzione, Nathalie dovrebbe sollevare opposizione entro dieci giorni. A questo punto la palla passa al fatturante che dovrebbe richiedere il rigetto dell’opposizione. Poiché tale procedura comporta dei costi e diventa difficile provare la legittimità della pretesa, il fatturante di norma desiste dall’intentare ulteriori azioni.

Occhio alle «offerte civetta»!

  • Siate prudenti se in Internet vi viene offerta la possibilità di usufruire di una presunta offerta gratuita solo se vi registrate o trasmettete dati personali.
  • Leggete attentamente le Condizioni generali d’affari e cercate di individuare eventuali costi nascosti.
  • In nessun caso cliccate su un tasto sul quale è riportata la dicitura «Acquista», «Conferma», «Procedi» o altri comandi analoghi, se non siete sicuri.
Christine Wernli

Christine Wernli

Christine Wernli è giurista e responsabile di un team nell’ambito del Servizio giuridico presso la sede principale di Coop Protezione giuridica SA ad Aarau.
 

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