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«Si deve parlare di architettura»

Almeno dalla costruzione della Tate Gallery a Londra, Herzog & de Meuron di Basilea sono considerati tra i più prestigiosi architetti del mondo. Al TheTalk@TheStudio, Pierre de Meuron ha parlato dell’insolito sodalizio, dell’importanza di Helvetia Campus per Basilea e degli Oscar.

17 gennaio 2018, testo: Hansjörg Ryser, foto: Thomas Lüthi (Ringier) video: Ramona de Cesaris (Ringier)

Jacques Herzog e Pierre de Meuron si conoscono da oltre 60 anni, da quando erano piccolissimi. Il caso ha voluto che studiassero entrambi architettura e nel 1978 hanno avviato la loro carriera comune. Nel frattempo, lo studio di architettura Herzog & de Meuron è cresciuto fino a diventare un’impresa con oltre 400 collaboratori. «I cinesi direbbero che siamo nati sotto una buona stella», risponde Pierre de Meuron alla domanda della moderatrice Christine Maier in merito alla ricetta di tanto successo.

L’architettura deve essere al servizio delle persone

Ma naturalmente questo non basta. Per entrambi si tratta di mettere l’architettura al servizio delle persone, che devono sentirsi a proprio agio. «Gli edifici sono una parte della nostra cultura», afferma convinto de Meuron. Per i due architetti non è un particolare stile a essere in primo piano, ma l’ambiente in cui sorge un progetto, oltre alle esigenze del committente. Per questo, Herzog & de Meuron, ad esempio, non costruirebbero mai a scopi rappresentativi per un sistema dittatoriale. Edifici come la Elbphilharmonie ad Amburgo o lo stadio nazionale a Pechino sono luoghi di incontro per la popolazione. La chiesa in Messico, proprio nei pressi del confine con gli Stati Uniti, deve diventare, con la benedizione del Papa, un progetto per il futuro della gioventù messicana.

Contributo per Basilea con Helvetia Campus

Anche il progetto «Campus» per l’Helvetia, presso la sede principale di Basilea, ricade in un contesto più ampio di quello dell’ulteriore sviluppo della città. «In Svizzera abbiamo troppe costruzioni brutte», critica Pierre de Meuron nel forum di TheTalk@TheStudio di Ringier e dell’Helvetia, in cui, ancora una volta, sono occupati tutti i posti fino all’ultimo. La dispersione urbana mette a repentaglio una delle poche risorse di cui disponiamo, il paesaggio. Su questo punto Pierre de Meuron e Jacques Herzog sono d’accordo, e lo sono anche sul futuro della loro impresa. «Deve continuare a esistere anche senza di noi», ha rivelato de Meuron. Per questo si è ritirato dalla direzione operativa e apprezza la collaborazione all’interno di un team giovane e dinamico. E così trova anche il tempo per andare ad esempio a Hollywood ad assistere alla cerimonia di assegnazione degli Oscar, dove suo figlio Jean aveva ricevuto una nomination per il suo film «La femme et le TGV». «Per lui è stato fantastico», afferma soddisfatto il padre Pierre, «ma lo show è stato deludente».

The Talk@The Studio

TheTalk@TheStudio

Un altro interessante ospite, il famoso architetto Pierre de Meuron, ha partecipato alla serie di colloqui «TheTalk@TheStudio» dell’Helvetia e di Ringier. Su invito dei padroni di casa Marc Walder, CEO di Ringier, e del Dr. Philipp Gmür, CEO dell’Helvetia, volta per volta circa 70 ospiti assistono all’interno della sala stampa di Ringier a una conversazione tra la moderatrice Christine Maier e un ospite di altissimo livello del mondo della politica e dell’economia.

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