I cookie e i cookie di terze parti sono attivati su questa pagina per offrirvi il miglior servizio possibile e per fornirvi informazioni e offerte. Utilizzando i siti web di Helvetia voi accettate e acconsentite il trattamento dei dati da parte di Helvetia. Per ulteriori informazioni, incluso come disabilitare i cookie, consultare l'Informativa sulla privacy.

  • Mi interessano
    Si prega di verificare la connessione Internet
    Purtroppo non abbiamo trovato dati corrispondenti.
    La invitiamo a contattarci. Al formulario di contatto
Impegno
Video

«Io sono un tipico svizzero»

Chi al TheTalk@TheStudio dell’Helvetia e di Ringier si aspettava una previsione esatta del prossimo crollo è rimasto deluso. In compenso però Marc Faber, il guru della Borsa, ha fornito informazioni sulla sua vita movimentata, precise analisi economiche e la sua valutazione dell’azione Helvetia.

13 marzo 2018, autore: Hansjörg Ryser, foto: Thomas Lüthi (Ringier)

Gli annunci promettevano un colloquio dirompente. Già nel pomeriggio un portale Internet annunciava l’intervento alquanto controverso. Christian Dorer, caporedattore di Blick, lo lodava come uno dei più noti, ma anche famigerati, esperti di Borsa. E il CEO dell’Helvetia Philipp Gmür lo collocava tra l’oracolo di Delfi e le cartomanti da fiera.

Più che un profeta di crolli finanziari

Eppure nel colloquio con Christine Maier, Marc Faber, alias Dr. Doom, si è descritto come un tipico svizzero: disciplinato, affidabile e sincero. E per niente pessimista. «Nella mia giovinezza ho partecipato a gare di sci; un pessimista non lo può fare», ha raccontato il profeta di crolli finanziari, che da molti anni vive con la moglie a Chiang Mai, in Thailandia. Sono state le sue esatte previsioni dei crolli di Borsa del 1987, del 1990 in Giappone e del 1999 delle Borse tecnologiche, a far guadagnare questa fama al 72enne. D’altra parte, ha anche previsto con anticipo e precisione il boom dei mercati azionari in Sudamerica e in Asia e delle materie prime, in modo particolare dell’oro.

Alla domanda se avesse fatto degli errori, Faber ha ammesso esplicitamente che nel 1998 aveva puntato troppo presto sul crollo dei valori tecnologici, perdendo così parecchio denaro. Mentre in quel caso ha riflettuto a lungo, non ne vede alcuna necessità dopo il suo crollo personale dello scorso autunno. Faber ha affermato di confermare le sue affermazioni sull’Africa, criticate come razziste, e anzi le formulerebbe in modo ancora più drastico. In fondo, ha ricevuto l’approvazione anche di numerosi africani.

L’azione Helvetia è un’eccezione

Molto meno controverse sono le sue valutazioni sulla situazione attuale dei mercati finanziari. Secondo Faber, molti indicatori segnalano massicci squilibri. Le banche centrali continuano a tentare di tutto per evitare un crollo, perché esso trascinerebbe bell’abisso anche l’economia. Per questo, anche per lui non è chiaro per quanto tempo le cose andranno avanti così. Il rialzo di Borsa, comunque, dal 2009 è sostenuto soltanto da pochi titoli. In Svizzera, ad esempio, le azioni delle compagnie assicurative sono tutte sotto il livello del 1998. Con una sola eccezione: quella dell’Helvetia.

«Infatti non conta tanto in cosa si investe, ma piuttosto quando si investe», ha spiegato il famoso economista. Questo vale anche per le criptovalute come i bitcoin. E poi, in fin dei conti, la Borsa non è la vita. «La maggior parte delle persone ha ben altre preoccupazioni», ha detto Faber a conclusione del colloquio.

Raccomandare questa pagina
Si prega di verificare la connessione a Internet