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Intrecciatore di capelli Jakob Schiess: «Io conosco la storia di ogni singola treccia»

Intrecciatori di capelli? Ormai si contano sulle dita di una mano quelli rimasti in Svizzera. Jakob Schiess è uno di loro. Egli trasforma capelli in gioielli. Che cosa ha avvicinato il collaboratore Helvetia a quest’arte così insolita? Ce lo racconta in un videoritratto.

14 marzo 2014, testo: Isabella Awad, foto e video: Katrin Meier

«Ho imballato e conservato circa cento trecce, e ognuna di loro ha una storia» racconta Jakob Schiess estraendo con delicatezza dalla carta seta una splendida treccia biondo scuro. «Questa treccia ha circa 80 anni. Sono i capelli di una giovane donna che conoscevo bene».

Tutta colpa della nonna

Da ragazzo sua nonna gli regalò la catena dell’orologio del nonno, intrecciata con i capelli di un parente e montata in oro rosso. Il gioiello rimase a lungo chiuso in un cassetto, fino a sette anni fa. All’epoca Jakob Schiess era alla ricerca di un hobby da realizzare in sedia a rotelle. Prima dell’incidente, erano passati ormai 16 anni, gli piacevano le usanze e le danze appenzellesi, ma ora doveva reinventarsi una nuova occupazione. Ed ecco l’illuminazione: «Io voglio imparare a creare gioielli intrecciando i capelli». Un colpo di fortuna: nel canton Appenzello, una signora padroneggiava perfettamente quest’arte. Ora è lui il maestro!

I capelli sono tutti diversi

«Io posso lavorare quasi ogni tipo di capello o di pelo», spiega Jakob Schiess. Capelli umani, peli di cavallo, mucca e persino capra. Di tanto in tanto riceve un pacchetto con una treccia e una lettera. «Voglio sapere a chi appartengono i capelli che intreccio. E se conosco questa persona, la mia soddisfazione è ancora più grande», afferma. Per creare un gioiello non mi serve un’intera treccia, basta una ciocca di capelli. Per poterli intrecciare in modo corretto, i capelli devono essere lunghi almeno 20 centimetri, non devono essere trattati, né tinti e soprattutto non ossigenati.

«Äächeli» e «Blööschteli»

La collezione dell’artista comprende anelli, collane, braccialetti, spille. Oltre alle creazioni moderne, egli continua a produrre anche gioielli da indossare con i costumi tradizionali appenzellesi. Ad esempio il famoso «Äächeli», l’orecchino a forma di ghianda, un simbolo di fertilità. Oppure il «Blööschteli», un ciondolo a forma di goccia.

La maggior parte dei clienti porta i propri capelli, oppure quelli della figlia o della mamma. Così la creazione di un gioiello ha anche un valore sentimentale. Un uomo si è fatto intrecciare un anello con i capelli della figlia e della moglie e una cliente che si è fatta fare una collana con i suoi capelli e quelli della sorella deceduta. «Ci sono clienti che hanno un’idea chiara, altri trovano l’ispirazione chiacchierando con me», spiega Jakob Schiess. Secondo il tipo di gioiello, egli cerca un modello di traccia adatto. La creazione terminata viene cotta in acqua distillata per mantenere la forma nel tempo. Gli elementi e i fermagli in oro o argento vengono realizzati da un orafo. Jakob Schiess assembla poi capelli e metalli preziosi. Quando dopo tante ore di lavoro consegna il gioiello a chi lo indosserà, spesso fa fatica a separarsene.

Al momento vanno di moda gli anelli, dichiara Jakob Schiess – certo fa piacere se c’è un legame con i capelli che vengono lavorati.

Una ciocca e una Bibbia

L’arte di intrecciare i capelli fa parte della tradizione mitteleuropea e del nostro patrimonio culturale. Nel 18° secolo, all’epoca della regina Vittoria, i capelli intrecciati con eleganza avevano lo stesso valore dell’oro e dell’argento. Molti uomini regalavano alle loro amate un gioiello fatto di capelli. Una ciocca di capelli e una Bibbia all’epoca erano considerati un regalo di fidanzamento.

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