I cookie e i cookie di terze parti sono attivati su questa pagina per offrirvi il miglior servizio possibile e per fornirvi informazioni e offerte. Utilizzando i siti web di Helvetia voi accettate e acconsentite il trattamento dei dati da parte di Helvetia. Per ulteriori informazioni, incluso come disabilitare i cookie, consultare l'Informativa sulla privacy.

  • Mi interessano
    Si prega di verificare la connessione Internet
    La invitiamo a contattarci. Al formulario di contatto
Ritratti
Video
Clienti privati

Le tre memorie di Liselotte Weiss

La Fantasia in do minore per pianoforte è la composizione più struggente ed espressiva scritta da Mozart, afferma Liselotte Weiss. La pianista, che ha viaggiato molto, ha imparato a conoscere la vita attraverso la musica. Una visita in casa dell’artista 79enne e cliente Helvetia a Oberägeri.

27 luglio 2016, testo: Isabella Awad, foto: Dan Cermak, video: Katrin Meier

Nel salotto della sua splendida casa di Oberägeri, Liselotte Weiss ci racconta l’amore della sua vita: la musica. Da bambina, ricorda, si sentiva estranea in questo mondo, aveva l’impressione di non appartenergli. Ma poi si disse: «Se sono qui, meglio sfruttare fino in fondo questa vita». A otto anni frequentò la sua prima lezione di pianoforte dal cartolaio del paese. «Una rivelazione! Avevo trovato lo strumento che mi avrebbe fatto amare e scoprire la vita! Ed è proprio attraverso la musica che ho imparato a conoscerla questa vita».

Lezioni di pianoforte a New York

A dieci anni, prendeva lezioni in città da una «meravigliosa insegnante di pianoforte». Liselotte era sveglia e molto talentuosa. Sono stati anni incredibili, ricorda. Suo padre pretese che superasse la maturità, poi poteva studiare ciò che voleva. Con quel fatidico attestato in tasca, durante un concerto del pianista cileno Claudio Arrau a Parigi, capì quale sarebbe stato l’orientamento dei suoi studi. «Andai da lui, gli chiesi se mi prendeva come allieva e lui accettò». Dove insegnava? A New York! Ancora oggi Liselotte è immensamente riconoscente a suo padre per averle permesso di trasferirsi nella metropoli americana a soli 19 anni. La giovane donna studiò per due anni a New York da un grande del pianoforte. Rientrata in Germania, rimase in contatto per molti anni con Arrau; Liselotte frequentava le sue lezioni quando il maestro veniva in tournée in Germania e lo seguiva anche attraverso l’Europa. A 24 anni Liselotte, una donna dal carattere deciso, decise che era giunto il momento di iniziare la sua carriera di pianista.

Uno che sa ascoltare

Quando le chiedo come ha conosciuto suo marito, l’editore svedese Sven-Erik Bergh, ride di gusto. «A un party di carnevale organizzato da un amico comune a Düsseldorf». Bergh era venuto in Germania da Malmö per lavoro. «Abbiamo ballato. Voleva che gli parlassi di me. Ma io gli dissi: «È la mia musica che devi ascoltare». Trascorsero tutto un pomeriggio in un negozio di pianoforti, Liselotte suonava e Sven-Erik l’ascoltava. «Dissi ai miei genitori: ha ascoltato per quattro ore, potrebbe diventare una cosa seria». E lo diventò: matrimonio nel 1970, nascita delle gemelle Bettina e Sylvia nel 1976.

Le cose succedono

Nel pavillon, una dépendance della casa, c’è un gigantesco pianoforte a coda da concerto Bösendorfer. Liselotte Weiss solleva il coperchio nero e s’illumina: per noi eseguirà la Fantasia in do minore di Mozart. «È la composizione per pianoforte più struggente ed espressiva scritta da Mozart. Il suo brano preferito? Liselotte è sempre molto legata al brano che sta studiando. «Sono come un’attrice, imparo le note a memoria, sento l’atmosfera e mi esercito. Poi salgo sul palco ed eseguo semplicemente ciò che ho imparato, in modo del tutto distaccato dalla mia persona». Le cose succedono. «La musica mi ha insegnato a vivere».

Le dite si muovono da sole

Si può stare ad ascoltarla per ore, non solo quando suona il pianoforte. Durante la sua vita, Liselotte ha incontrato tante persone interessanti, vissuto tante situazioni entusiasmanti, visitato tanti luoghi meravigliosi; ne fa partecipe chi l’ascolta e ricorda perfettamente ogni cosa, come se fosse capitata ieri. A proposito di memoria. Per lei ce ne sono tre: all’inizio impara le note a memoria e studia la diteggiatura. Ripete brevi frasi finché le dita lo sanno fare da sole; questa è la memoria fisica. La memoria acustica le permette di capire se le note sono giuste o sbagliate. La più sicura è la memoria visiva: «Io fotografo mentalmente le note, e quando ho un dubbio, mi ripasso l’immagine». Il processo si conclude con la percezione del contenuto mentale e spirituale della musica.

Roger O. Karlen

Roger O. Karlen

Roger O. Karlen fornisce consulenza alla pianista Liselotte Weiss su questioni assicurative. È perito in assicurazione con attestato federale e lavora come consulente alla clientela presso l’agenzia generale Helvetia di Zurigo Altstetten.

Raccomandare questa pagina
Si prega di verificare la connessione a Internet

Altri articoli