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48 anni di servizio all’Helvetia

Al giorno d’oggi sono poche le aziende in cui i collaboratori arrivano a festeggiare più di 30 anni di anzianità di servizio. Una di queste è Beatrice Gerhard, che lavora all’Helvetia da quasi 50 anni (compresi quelli trascorsi da Patria). Parlando con lei, ho scoperto storie coinvolgenti e originali, vissute durante i 48 anni trascorsi nella nostra azienda.

20 gennaio 2020, testo: Michaela Schaub, foto: Beatrice Gerhard

Beatrice Gerhard nel suo ufficio

Cara Beatrice, raccontaci il tuo percorso lavorativo. Quello che ci preme sapere, riguarda innanzitutto il momento in cui sei entrata a far parte dell’azienda Patria (oggi Helvetia).

In effetti avevo intenzione di imparare il mestiere per lavorare nella tipografia di famiglia gestita da mio nonno come compositrice. I miei genitori, però, avevano altri progetti per me: mio padre voleva che andassi alla Bankverein e dunque mia madre si mise subito al lavoro, inviando la mia candidatura alla sede di Patria. Ero piuttosto arrabbiata per essere stata invitata a un colloquio di lavoro insieme a mia madre. Dopo quello che mi è sembrato un interminabile quarto d’ora, il responsabile del personale è riuscito a interrompere mia madre, facendole notare che il compito di fare le domande spettava a lui e che in fondo era un colloquio di lavoro dedicato a me, Beatrice. A quanto pare ho fatto una buona impressione durante tutto questo tempo e ho saputo ben dissimulare la rabbia, perché mi hanno assunto. Sono stata fortunata e ho iniziato subito il mio apprendistato in quello che allora era l’Ufficio proposte Vita individuale.

Dopo sei mesi passati nel settore Vita individuale, ho continuato la mia formazione nel reparto contabilità. Questo periodo è stato particolare perché... vi ho già raccontato che non ho un buon feeling con numeri e calcoli? L’imbarazzo non ha risparmiato neanche il mio superiore, soprattutto quando, nel tentativo di fargli un favore, mi sono accollata la gestione di un conto: alla fine ha dovuto passare un intero fine settimana a correggere il mio lavoro.

Cara Beatrice, non c’è dubbio che sia stato un inizio col botto, ma poi come è proseguito il tuo percorso dopo l’apprendistato?

Beh, a dir la verità, il prosieguo del mio percorso è iniziato durante l’apprendistato, oltre alla formazione pratica ho svolto anche corsi di formazione interni, con tanto di lezioni di francese. Le lingue mi sono sempre piaciute, il mio talento e il mio interesse hanno fatto sì che fossi l’unica a prendere a cuore il corso e a partecipare attivamente alle lezioni. L’insegnante, moglie di un avvocato di Patria, era una mia grande amica ed è diventata una specie di sostituta dei miei genitori.

Nell’ultimo anno del mio apprendistato avrei dovuto lavorare nel reparto addetto alla previdenza professionale, ma ho «opposto resistenza», perché proprio non ci volevo andare. Allora pensavo che la materia non facesse per me, ora come allora, quando sono arrabbiata mi si vede in faccia. La mia insegnante di francese decise di parlare un po’con me e poco dopo mi fissò un appuntamento con suo marito. Come ho già detto, la fortuna è sempre stata dalla mia parte e nel giro di breve tempo ho ottenuto una nuova mansione nel reparto giuridico.

Durante il mio apprendistato ho avuto difficoltà insormontabili con la contabilità e la gestione delle fatture, e a causa del mio difficile rapporto con i numeri ero sul punto di non riuscire a portare a termine l’apprendistato. Come in altre occasioni, anche stavolta la dea bendata non mi ha abbandonata: prima dell’esame finale di francese mi sono esercitata con la mia insegnante e sono riuscita a superare l’esame orale.

Non hai mai avuto il desiderio di cambiare azienda?

Sì, ma c’era sempre un motivo per restare. Il momento clou è arrivato quando ho fatto domanda per un lavoro alla SANDOZ. Dopo cinque anni passati nell’ufficio giuridico volevo cambiare aria. Gli addetti delle risorse umane di Sandoz mi avevano già confermato il buon esito del colloquio, solo che il contratto non era ancora stato firmato. A quel punto il mio capo mi convocò nel suo ufficio. Quando entrai, i miei colleghi, i quattro giuristi e il mio capo erano seduti lì e lui mi disse: «Ho sentito che si è candidata per un lavoro in un’altra ditta. È vero che lo ha fatto perché qui guadagna poco? I signori qui presenti non vogliono che compia questo passo, per cui le darò un aumento retroattivo». All’epoca non si usava concedere un aumento a posteriori, era una vera novità. 300 franchi in più al mese erano un sacco di soldi per quel periodo. Anche il fatto che il team sia andato a mia insaputa dal capo e gli abbia chiesto all’unanimità di farmi restare, secondo me è qualcosa di speciale. Cose del genere succedono solo una volta nella vita, come sempre ci vuole un pizzico di fortuna!

E così, sono rimasta «nell’universo Patria». Quando poi uno dei miei colleghi del reparto giuridico è passato alla Distribuzione, mi ha portato con sé. Sono stata inserita nel Servizio esterno della Distribuzione, ero responsabile dei corsi di formazione e sono rimasta in quel reparto per i cinque anni successivi. È stato un periodo stimolante, eravamo molto impegnati ed io mi trovavo coinvolta nel vivo delle operazioni.

Oggi ho una mansione di responsabilità in seno a Education Management, HR Operations. Sono curiosa di vedere se questa sarà la mia ultima tappa nel mondo Helvetia, chissà cosa succederà fino al mio pensionamento...

Perché sei rimasta così a lungo all’Helvetia? Quali sono stati i cambiamenti più radicali in questi (quasi) 50 anni e cosa è rimasto invariato?

Probabilmente oggi non resterei in nessuna azienda per così tanto tempo. I rapporti sociali sono cambiati, in qualsiasi posto in cui si lavora. Nella società odierna lo spirito di collegialità tende a smarrirsi in alcune situazioni, ma per fortuna queste cose non accadono nel mio team, quindi la cosa non mi riguarda. La vita lavorativa di oggi è piuttosto problematica, ognuno pensa di valere di più solo perché può vantare una formazione migliore. Nei (quasi) 50 anni passati all’Helvetia ho avuto la fortuna di poter svolgere compiti sempre nuovi ed entusiasmanti nonché di conoscere persone fantastiche. Non mi sono mai annoiata, ecco perché sono rimasta.

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