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Tutela legale

Inquinamento ambientale e reato penale: il caso di abbandono di rifiuti

Scopri la storia di Paolo e come una polizza di tutela legale può esserti utile in caso di procedimento penale.

29/05/2020, Autore: D.A.S.

Si rivolge a DAS Paolo, amministratore delegato di un’azienda che si occupa della produzione di energia elettrica e termica utilizzando le biomasse. In particolare, essa si occupa di raccogliere e trasportare presso la propria centrale di trasformazione materiale organico e vegetale recuperato dalla pulizia dei boschi e degli argini dei fiumi.
Per fare un esempio di cosa siano le energie rinnovabili, nel sacchetto della spazzatura che ogni giorno gettiamo nel cassonetto, c’è l’equivalente dell’energia prodotta da un litro di benzina (Fonte: Hera).

Nello svolgimento della sua attività lavorativa , Paolo riceve un avviso di garanzia per il reato (doloso) di abbandono di rifiuti e discarica abusiva.
L’inquinamento ambientale è un reato penale, cerchiamo di comprendere come la polizza di tutela legale opera anche a favore del singolo dirigente, difendendolo in un procedimento penale istruito a suo carico.


L’inquinamento ambientale non è solo un fatto riconducibile ai temi dell’ecologia, dell’etica e del rispetto della terra.
È anche un fatto giuridico, che coinvolge i diritti altrui, il rispetto di leggi e di precetti, la tutela di beni pubblici. L’inquinamento ambientale, quando accertato e fondato, legittima l’intervento delle norme repressive penali, in quanto reato, poiché si traduce nella violazione del principio generale del “neminem laedere”.

Quando si configura un abbandono di rifiuti?

Si configura un abbandono di rifiuti, il più delle volte, quando viene rilevato un raggruppamento e un deposito incontrollato di scorie senza l’osservanza dei tempi di giacenza previsti per i siti di produzione e di stoccaggio.
La fattispecie dell’abbandono si caratterizza per la natura di reato di pericolo.
La normativa è contenuta in un decreto legislativo che risale al 1997 aggiornato nel 2001.
Se la condotta lesiva è commessa da una persona giuridica, essa rientra automaticamente nell’ambito penale; viceversa, nel caso opposto, può rimanere confinata all’ambito amministrativo. Poiché Paolo agiva in nome e per conto della società da lui amministrata, è stato incriminato per questa fattispecie di reato.

Incaricato della difesa penale, l’avvocato del network di DAS ha, innanzitutto, dovuto districarsi nella normativa vigente che, in materia ambientale, si intreccia a più livelli, comunitario, nazionale, locale. In particolare, il legale ha dimostrato che il deposito di “biomasse” non aveva carattere occasionale, ma era effettuato sistematicamente nello svolgimento di un’attività di raccolta, trasporto, recupero, trasformazione e commercio in presenza di autorizzazione e di iscrizione ai registri di cui agli artt. 27 e sgg. della sopracitata legge.

Operando a stretto contatto con l’Assicurato, l’avvocato ha così potuto dimostrare, già nella fase delle indagini preliminari, l’inesistenza degli elementi essenziali del reato contestato, giungendo rapidamente all’archiviazione del fascicolo.
A seguito dell’infondatezza della notizia di reato e dell’irrilevanza penalistica del fatto oggetto dell’indagine, anche DAS ha provveduto a chiudere il sinistro e ad archiviare la pratica.

Se vi fosse stato un intero grado di giudizio il costo della causa sarebbe stato di almeno 3.420€, ma grazie all’intervento di DAS l'azienda di Paolo non ha sostenuto alcun costo.

Questo articolo trae spunto da un caso reale, ma ogni riferimento è puramente casuale.


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