Cookie Privacy Policy

Questo sito non utilizza cookie di profilazione propri, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze, ma consente l'invio di cookie "terze parti". Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.

  • Mi interessano
    Si prega di verificare la connessione Internet
    Purtroppo non abbiamo trovato dati corrispondenti.
Link1
xxxx







Infortuni
Consigli dell'esperto

Polizza sanitaria: assistenza e cure adeguate, senza shock economici

Costi sempre più elevati, liste d'attesa spesso interminabili. Curarsi, nel nostro Paese, diventa ogni giorno più difficile.

3 novembre 2016, Testo: Sergio Viola

 

 

Pensare alla salute significa spesso associare una malattia o un dolore fisico alle possibili conseguenze che quel problema determinerà al nostro portafogli.

Sì, perché il sistema di welfare nazionale garantisce formalmente i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma la realtà che affronta la gente comune è ben diversa: liste di attesa impossibili per esami diagnostici o interventi chirurgici (ambulatoriali o in regime di ricovero) con conseguenti costi integrativi da sostenere in proprio (visite, accertamenti e ricoveri effettuati privatamente) a meno che non ci si trovi in ristrettezze economiche.
Così, per ottenere delle cure adeguate e tempestive si finisce per pagare. Tanto, rispetto agli altri paesi europei. In Italia, infatti, le cosiddette “spese di tasca propria” rappresentano il 18% della spesa sanitaria totale contro il 7% in Francia e il 9% in Inghilterra, con una spesa media pro capite che ammonta a oltre 500 euro l’anno.

Per gli analisti economici si tratta di una forma inefficiente di spesa, con effetti regressivi. In primis, perché determina l’aumento delle differenze tra ricchi e poveri, con un crescente fenomeno di rinuncia alle cure da parte dei più indigenti. Basti pensare che nel 2014, a causa delle lunghe liste di attesa nella sanità pubblica e dei costi proibitivi di quella privata, il 41,7% delle famiglie italiane ha avuto al proprio interno uno o più membri che hanno dovuto rinunciare o rinviare almeno una prestazione sanitaria (Fonte: Censis).

In secondo luogo, le “spese di tasca propria” colpiscono per l’intero loro ammontare la singola famiglia, che si trova a dover fronteggiare un esborso anche consistente - spesso inatteso, ma indispensabile - con un conseguente aumento della propria vulnerabilità finanziaria.


Come ci si può tutelare?

Ovviamente, le istituzioni devono fare in modo che il sistema pubblico sia potenziato e protetto, ma un cittadino può tutelarsi per avere risposte immediate quando si trova di fronte a esigenze improrogabili, ricorrendo a una polizza sanitaria.

Questo tipo di polizza fa parte delle assicurazioni danni alla persona e ci tutela economicamente dall'esborso di spese mediche sostenute in caso di infortunio, malattia o altri processi patologici. La malattia, dal punto di vista assicurativo, si differenzia dall’infortunio - di cui si è già parlato in questa rubrica - perché non è un evento dovuto a causa fortuita e violenta, bensì per definizione da “ogni alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio”.

Le assicurazioni rischio malattia si dividono sostanzialmente in due filoni principali: l’indennitaria, che prevede il pagamento di una diaria nel caso di inabilità temporanea e di ricovero dell’assicurato presso una struttura sanitaria; l’assicurazione a rimborso, invece, restituisce all’assicurato i soldi spesi per le cure.

Nel dettaglio, vengono generalmente rimborsate le spese di ospedalizzazione e quelle sostenute durante la convalescenza (accertamenti diagnostici, onorari medici, uso di sale operatorie, spese di degenza ospedaliera, acquisto di medicinali, trattamenti fisioterapici, ecc.). Sempre più polizze prevedono un circuito di strutture mediche convenzionate con la compagnia di assicurazione e, in caso di loro utilizzo, l'assicurato beneficia del pagamento diretto delle spese mediche inerenti al ricovero, da sostenere senza alcun anticipo all'atto del ricovero né il pagamento all'atto delle dimissioni. Inoltre, all’assicurato vengono rimborsate le spese relative alle cure extraospedaliere che precedono e seguono il ricovero. Il rimborso delle spese diagnostiche e specialistiche, indipendentemente dal ricovero, è invece previsto come garanzia accessoria integrativa alla polizza di base. Va ricordato poi che alcune polizze prevedono un servizio di assistenza che consente all’assicurato di ottenere una consulenza medica, il trasporto in ambulanza, l’invio a domicilio di un medico d’urgenza, un infermiere e altre prestazioni integrative.

Come richiedere il rimborso

L’assicurato deve inviare all’impresa di assicurazione la denuncia di sinistro e la certificazione medica comprovante la natura delle infermità, entro tre giorni da quello in cui il sinistro si è verificato o l’assicurato ne ha avuto conoscenza (art.1913 Codice Civile). Nel momento in cui si richiede il rimborso, va documentata la prova delle spese mediche sostenute mediante regolare ricevuta fiscale o fattura.

Nel caso invece la polizza preveda un circuito di istituti di cura convenzionati, la telefonata che il cliente deve effettuare alla Centrale Operativa (i cui riferimenti sono inseriti nella documentazione contrattuale) per chiedere l'autorizzazione al pagamento diretto delle spese inerenti ad un ricovero vale già come denuncia di sinistro.

Infine, va sottolineato che l'attuale normativa fiscale italiana permette all'assicurato di portare in detrazione le spese mediche sostenute - nei limiti previsti dalla normativa - anche se tali spese sono state rimborsate dalla polizza sanitaria.

 

Condividi questa pagina