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Sci fuoripista: ne vale la pena?

Scatenarti in pista non ti basta più e cerchi emozioni nuove?

26 febbraio 2018, Autore: Marcello Andreetti

Sciare in neve fresca fuori pista sa essere molto divertente, ma si tratta di un’attività che non si può improvvisare: ci vuole tecnica, esperienza e molto buon senso, oltre alla consapevolezza che, in ogni caso, esiste sempre una buona dose di rischio.

Piste affollate, code agli impianti, costi elevati dello skipass… mettiamoci anche la voglia di un pizzico di adrenalina e di emozioni nuove, ed ecco la ricetta del crescente successo dello sci fuoripista.

Qui ci vuole però un’indispensabile premessa: un conto è fare quattro curve appena oltre i confini della pista nella neve non battuta, tutta un’altra storia è dedicarsi al free-ride o allo scialpinismo, avventurandosi in aree più remote, affrontando discese su pendii vergini o ripidi canaloni che possono rivelarsi molto insidiosi anche per i più esperti.

Il primo caso non presenta particolari problematiche, ed è in pratica da annoverarsi nella routine del “pistaiolo”, una piccola evasione “fuori dal seminato” che tutti gli sciatori hanno compiuto almeno una volta. Tanto che le migliori assicurazioni sci coprono anche i danni di eventuali cadute e infortuni occorsi ai margini delle piste battute.

Il secondo caso, ovvero quello di un’attività più estrema, va invece valutata attentamente per la sua possibile pericolosità, anche nei confronti di altri soggetti.

Dal punto di vista giuridico, ricordiamo che sciare fuori pista non è un reato, ma provocare una valanga può invece portare a una condanna penale e persino alla reclusione.

Ciò considerato, vediamo i 3 punti principali che vanno presi in considerazione prima di affrontare gli innegabili rischi di un’avventura “nella polvere”.

  • Buon senso e prudenza
    Il punto più importante: come dicono i vecchi maestri, lo sci si pratica prima di tutto con la testa, non con le gambe. In pista o fuori.
    Nel nostro caso questa massima si può tradurre raccomandando di non sottovalutare mai i rischi di quello che si sta facendo: non bisogna fare escursioni da soli o avventurarsi su pendii sconosciuti, mentre è indispensabile controllare in anticipo i bollettini regionali di rischio valanghe; comunque è meglio chiedere sempre informazioni alle guide locali sulle condizioni del manto nevoso, e se possibile farsi accompagnare da loro. Infine, essere consapevoli dei propri limiti e non superarli mai.
  • Preparazione e competenza
    Conoscere la montagna, saper prevedere le situazioni potenzialmente pericolose, essere in grado di leggere le condizioni meteo e quelle della neve, sono qualità che non si improvvisano. Ci vogliono tanta saggezza e umiltà. Con la “wilderness” non si scherza. Per affrontare in relativa sicurezza la neve fresca bisogna essere preparati fisicamente, ma soprattutto mentalmente, capire cosa si può fare in un determinato momento e cosa no. Il pendio che ieri era sicuro domani potrebbe essere instabile e pericoloso: tutto può cambiare in un attimo, basta qualche grado di temperatura in più, una notte di vento o la modifica di qualche altra variabile, ed ecco che il livello di rischio si impenna. In altre parole l’esperienza insegna, ma diciamo anche che nessun “cittadino”, per quanto esperto, potrà mai raggiungere la conoscenza di una guida professionista. Per non correre rischi, meglio dunque rivolgersi ad accompagnatori specializzati.
  • Tecnica e attrezzatura
    Sciare fuoripista non è semplice, e di sicuro non è la stessa cosa che scendere da una pista battuta. Si può essere ottimi sciatori ma non avere la tecnica necessaria per cimentarsi in sicurezza con la neve fresca. È l’estrema varietà delle condizioni della neve stessa a creare i problemi peggiori. Non sempre ci si trova con gli sci su un manto di polvere: spesso la superficie è dura e crostosa, trasformata e ghiacciata, fradicia e pesante… insomma un bravo “freerider” deve saper adattare la propria sciata a ogni tipo di difficoltà.
    Si sente spesso dire che per sciare fuoripista bisogna arretrare il baricentro sugli sci, ma niente di più sbagliato: il peso deve essere invece ancora più centrale che in pista, per avere sempre il massimo controllo di curva. Poi ci vogliono tanta reattività muscolare, “leggerezza” e indipendenza di gambe.
    Per quanto riguarda l’attrezzatura, impensabile utilizzare gli sci da pista: troppo compatti, pesanti e sciancrati. Per destreggiarsi in neve fresca, riuscendo a “galleggiare” e curvare senza troppa fatica, ci vogliono sci molto leggeri, più lunghi e più larghi, e dal profilo quasi dritto. Il casco, neanche a dirlo, è indispensabile: le cadute (frequenti) possono riservare brutte sorprese, sotto forma di rocce nascoste. Infine, un discorso a sé merita l’ARVA: l’Apparecchio per la Ricerca in Valanga, è un ricevitore/trasmettitore radio fondamentale per la propria sicurezza che va portato sempre con sé durante le uscite fuoripista (in alcune Regioni, ad esempio in Lombardia, è obbligatorio), e che consente di individuare gli sciatori sepolti da una valanga.

Riassumendo:

 


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