Ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizziamo anche cookie di profilazione e di terze parti per proporti comunicazioni commerciali in linea con la tua esperienza di navigazione. Per maggiori informazioni clicca qui. .

Proseguendo con la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. 

  • Mi interessano
    ?
    Ti invitiamo a verificare la connessione Internet
Link1
xxxx







Helvetia

Quando un cane ti salva la vita

Abbiamo incontrato Bruno Piccinelli, presidente UCIS – Unità Cinofile Italiane da Soccorso, per una chiacchierata sull’operato della sua associazione e sulla nuova partnership con Helvetia.

22/03/2019, Autore: Marcello Andreetti

Ci faccia una breve presentazione di UCIS per chi non la conosce. Quello che fate, come operate, ecc.

UCIS nasce nel 1988, è socio collettivo dell'ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) ed è un'associazione di volontariato che si occupa di cinofilia da soccorso, cioè dell’attività dei cani per ricerca in superficie, su neve e macerie, oltre al salvataggio in acqua.
Oggi siamo diventati una sorta di “federazione” che comprende circa 80 associazioni e un migliaio di iscritti; in pratica raggruppiamo e coordiniamo tutti i soccorritori cinofili presenti sul territorio nazionale.
Cosa importante, siamo riconosciuti dal Dipartimento della Protezione Civile come Colonna Mobile Nazionale: in caso di interventi dello Stato a seguito di catastrofi come terremoti, alluvioni, ecc., rappresentiamo cioè la “macchina cinofila”, facendo da capofila nelle operazioni sul campo. Inoltre interveniamo anche localmente per necessità di ricerca più “contenute”, come ad esempio in caso di dispersi sotto una valanga o quando qualcuno si perde nei boschi.

 

Riguardo alla nuova partnership con Helvetia cosa ci può dire?

Per un’associazione di volontariato come la nostra, il sostegno di Helvetia, Gruppo di grande nome e tradizione, è fondamentale. Ci offre la possibilità di investire in formazione e preparazione, garantendo continuità a un importantissimo servizio sociale fondato sull’impegno dei singoli, ma che deve comunque sostenere costi elevati.
Più in generale, questo genere di partnership, cioè il collegamento tra mondo del volontariato e assicurazioni private, è in grado di innescare un circolo virtuoso, aprendo nuovi scenari con migliori opportunità di visibilità e crescita a entrambi i settori, oltre ad offrire una maggiore sicurezza alla popolazione, che è ciò che conta di più.
Tanto per fare un esempio, in Italia i terremoti sono da sempre un rischio sensibile, e l’unione dei nostri interventi con una specifica assicurazione terremoto a copertura dei danni subiti, come quella che offre Helvetia, può rappresentare un importante “potenziamento” a favore della tutela dei singoli.

 

Veniamo ai veri protagonisti delle operazioni di soccorso e ricerca: i cani.
Come si svolge il loro addestramento? Quanto dura?

Da noi sono banditi i metodi di educazione coercitivi, e alla base di tutto c’è il benessere dell’animale. L’addestramento è focalizzato esclusivamente sul rinforzo positivo del gioco o del cibo, per stimolare il cane ad effettuare la ricerca, premiandolo quando va a buon fine.
Il cucciolo viene prima educato all’ambiente e alla socializzazione, poi intorno all’anno di età comincia il vero addestramento che prosegue per almeno un altro anno. A quel punto può essere pronto per essere testato sul campo. In realtà però la preparazione va continuamente mantenuta con veri e propri allenamenti periodici in situazioni nuove, e dura in pratica per tutta la vita dell’animale.

 

Quali sono le razze di cani più adatte per la ricerca?

Naturalmente esistono razze particolari con maggiore predisposizione per la ricerca, ma in realtà qualsiasi cane, anche meticcio, può diventare da soccorso.
Poi tutto dipende dal tipo di attività: su macerie è necessario ad esempio un cane di taglia media e agile, come ad esempio il border collie o il golden retriever, ma anche il “classico” pastore tedesco e persino il piccolo jack russell.
Su neve invece si utilizzano generalmente cani più robusti, ma tutto è relativo.
Trasversalmente alle razze, ciò che serve è un soggetto che possieda le caratteristiche necessarie a svolgere questa attività. I cani migliori sono quelli socievoli con le persone e gli altri cani, che non hanno paura di situazioni impreviste, grida o rumori forti e che amano giocare, perché per loro la ricerca resta sempre un gioco.

 

Che tipo di rapporto si instaura tra cane e conduttore?

Si tratta di qualcosa di unico e speciale, basato sulla totale fiducia reciproca tra uomo e animale. Il conduttore deve saper “leggere” il proprio cane, entrare in sintonia con lui per interpretare correttamente i segnali che gli manda.

 

Un proprietario potrebbe decidere di addestrare il suo cane?

Certo! I nostri conduttori sono in pratica tutti proprietari di cani che hanno trasformato la loro passione per la cinofilia in un’attività di volontariato, attraverso la quale hanno la possibilità di salvare delle vite.

 

Quanti interventi effettuate ogni anno?

Per quanto riguarda gli interventi di superficie a livello locale potrei dire migliaia… ogni anno in Italia si perdono tantissime persone: dal cercatore di funghi, all’anziano che esce dalla casa di riposo e non riesce a tornare, ai bambini che si allontanano.
Gli interventi a livello nazionale in grandi calamità sono per fortuna meno frequenti.

 

L’operazione più difficile nella quale siete stati impegnati?

Ogni operazione ha le sue difficoltà, ma di certo i grandi terremoti degli ultimi anni, Amatrice e Aquila, e anche all’estero in Turchia, Armenia, Salvador… hanno messo a dura prova le attività di soccorso per la loro vastità e gravità, ma soprattutto per il senso di impotenza che ti pervade di fronte al disastro. L’impegno di UCIS in queste situazioni ci è valso il riconoscimento con medaglia d’oro della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Quante vite sono state salvate nella storia di UCIS?

La vita umana è troppo importante per ridurla a una questione di cifre. In questo ambito si vanno a toccare le corde della sensibilità individuale e per questo non voglio mai dare numeri a riguardo… Diciamo tante.

 

Il ritrovamento più emozionante che vi sia mai capitato?

Ogni ricerca conclusa positivamente è un’emozione unica. Così a bruciapelo… mi ricordo di un bambino autistico scomparso mentre giocava in giardino e ritrovato in montagna a 8 km da casa. Una grande soddisfazione.

 

Lei ha un cane?

Ne ho avuti e addestrati moltissimi, sin dal 1972, ma al momento non ne ho.
Vivere con un cane significa occuparsi di lui in modo adeguato, dedicargli tempo ed energie, e attualmente non potrei garantirgli tutto questo a causa dei molti impegni.
Dovrei lasciarlo da solo troppo a lungo e ne soffrirebbe.
Però è difficile stare senza un cane, e appena il tempo me lo consentirà non esiterò un attimo a “rimediare”.


Per saperne di più
Condividi questa pagina