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Scenario
Infortuni

La sanità non è per tutti

Difficoltà di accesso al sistema pubblico e tempi di attesa troppo lunghi portano sempre più i cittadini a rivolgersi al settore sanitario privato, con una spesa pro capite che nel 2017 ha raggiunto i 580 euro. Un peso gravoso per molte famiglie, infatti chi non dispone della copertura di un’assicurazione salute si vede talvolta costretto a rinunciare a cure e prestazioni.

19 Aprile 2018, Autore: Marcello Andreetti

William Beveridge, economista e sociologo inglese, diceva che la sicurezza sociale deve essere realizzata attraverso la cooperazione tra lo Stato e gli individui, e che in questa dinamica deve essere garantito spazio all’iniziativa volontaria di ciascuno per procurare a sé e alla propria famiglia i più elevati livelli di protezione. Da allora sono passati circa settant’anni, ma le parole dello studioso sembrano pronunciate su misura per la situazione socio-sanitaria dell’Italia di oggi.

Dal Rapporto Censis-Rbm - Assicurazione Salute 2017 sulla sanità pubblica, privata e integrativa, è emerso infatti un quadro piuttosto critico, in cui la spesa sanitaria cosiddetta “out of pocket” dei cittadini, ovvero che richiede di mettere mano al portafogli, è cresciuta del 4,2% nell’ultimo triennio, salendo a a 35,2 miliardi di euro, ma quello che più preoccupa è che nell’ultimo anno sono stati più di 12 milioni gli italiani che – in assenza di un’assicurazione salute – sono stati costretti a rinunciare o a rimandare una prestazione sanitaria per motivi economici.

Le conseguenze sociali di questa situazione sono pesanti, con opportunità di cura sempre più differenziate in base al reddito. I 580 euro di spesa sanitaria privata pro capite, cioè circa 2.000 euro a carico di ogni famiglia, testimoniano chiaramente l’insufficiente copertura del Sistema Sanitario Nazionale. Tra l’altro, per mantenere l’attuale capacità assistenziale pubblica, ancorché inadeguata, nel prossimo decennio la spesa che ogni cittadino dovrebbe sostenere di tasca propria, aumenterebbe a ben 1.000 euro l’anno, andando a gravare in particolare sulle fasce più vulnerabili della popolazione, come ad esempio gli anziani.

 

Tempi di attesa SSN

 

  2014 2017 Diff. 2014-2017
Visite specialistiche
     
Cardiologia 59 67 +8
Ginecologia 38 47 +8
Oculistica 70 87 +18
Ortopedica 48 66 +18
Prestazioni diagnostiche      
Colonscopia 87 93 +6
Mammografia 62 122 +60
Risonanza Magnetica 74 80 +6

Perché il privato?

Su 22 milioni di persone che nel 2017 si sono sottoposti a esami di accertamento, quali radiografie, elettrocardiogrammi, TAC, risonanze, ecc., circa 1 su 4 ha pagato interamente di tasca propria, ai quali vanno aggiunti i 4,5 milioni che hanno dovuto rinunciare alla prestazione per mancanza di disponibilità economica. La ragione di questa difficoltà di accesso alle strutture pubbliche e del conseguente ricorso alla sanità privata è molto semplice, e risiede principalmente nei tempi di attesa troppo lunghi del SSN, specialmente al Centro-Sud, dove ad esempio si può aspettare anche fino a 142 giorni per una mammografia, ma va anche considerato che il Sistema Sanitario richiede in ogni caso il pagamento del ticket.

In definitiva, come emerge dalle conclusioni del Rapporto in questione, il SSN si deve oggi confrontare con una domanda di salute sempre più  articolata a cui corrispondono costi in continuo aumento, che  mettono a dura prova la sua stessa “tenuta” e quella dei molti italiani  che devono provvedere di tasca propria a esami medici, cure e  trattamenti. In questo quadro preoccupante è normale la crescita di  attenzione dei cittadini verso forme di assicurazioni sanitarie che garantiscano da un lato una copertura integrativa e un alleggerimento della spesa ai beneficiari, e dall’altro risorse utili alla sostenibilità e qualità delle cure per tutti.

Fonte:VII Rapporto RBM Assicurazione Salute - Censis sulla Sanità Pubblica, Privata e Intermediata


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