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Previdenza complementare
Helvetia

Previdenza complementare, un'opportunità anche per i più giovani

Garantirsi una rendita integrativa permette di assicurarsi un tenore di vita di un certo tipo nonostante le pensioni siano molto più basse rispetto all'ultima retribuzione.

6 giugno 2016, Testo: a cura della Redazione

 

In questa rubrica si è recentemente parlato delle tipologie di polizze vita esistenti, che possono rispondere a differenti bisogni personali e rappresentare una forma di protezione dai rischi legati a una malattia o a una morte prematura o, diversamente, un’opportunità di investimento. A queste si affiancano quelle legate alla previdenza complementare.

Prima di approfondire le caratteristiche di questi prodotti, è importante ricordare come è cambiato il quadro normativo previdenziale nel nostro paese. A partire dagli anni ’90, il sistema pensionistico è stato modificato da una serie di riforme che, in considerazione dei cambiamenti sociali e dell’invecchiamento demografico, hanno portato all’abbandono del sistema retributivo e all’adozione di quello contributivo, basato sulla premessa di una pensione parametrata ai contributi versati da un cittadino nel corso della propria vita lavorativa. In sostanza, rispetto al recente passato, le pensioni future risulteranno molto più basse in rapporto all’ultima retribuzione percepita.

E’ diventato quindi determinante, specialmente per i più giovani, trovare sostegno nel cosiddetto “secondo pilastro del sistema”, la previdenza complementare, che mediante il regolare accantonamento di una parte dei propri risparmi, permette di ottenere la corresponsione di una pensione integrativa rispetto a quella erogata dalla previdenza obbligatoria.

Infatti, i versamenti effettuati sulla forma pensionistica complementare scelta dal cliente, sono investiti nei comparti sottostanti, al fine di costituire un montante accumulato da convertire in un reddito periodico, una volta maturati i requisiti pensionistici.

Chi decide di garantirsi una propria rendita integrativa - ricordando che l’adesione è libera, volontaria e aperta anche a coloro che non lavorano - può scegliere tra le seguenti opzioni: Piani Individuali Pensionistici (PIP), Fondi Pensione Aperti e Fondi Pensione Negoziali.

I Piani Individuali Pensionistici (PIP) sono contratti di assicurazione sulla vita specializzati per la previdenza complementare e dedicati esclusivamente alle adesioni individuali. Essi possono ricevere il contributo del lavoratore e, se si tratta di lavoratori dipendenti, il TFR, nonché il contributo del datore di lavoro su base volontaria. Questi possono essere investiti in gestioni assicurative separate o in quote di fondi interni, che possono essere di diverse tipologie (azionari, bilanciati, obbligazionari), anche suddividendo i contributi tra le diverse componenti. I PIP riportano indicazioni su come quantificare la pensione complementare attraverso il “coefficiente di trasformazione”, che indica all’aderente come convertire il montante accumulato in pensione, ma che è necessario ricordare che è difficilmente garantito.

I Fondi Pensione Aperti sono anch'essi prodotti specializzati per la previdenza complementare e dedicati però sia alle adesioni individuali che a quelle collettive. Possono quindi ricevere il contributo del lavoratore e il TFR (se si tratta di lavoratori dipendenti), nonché il contributo del datore di lavoro definito nell’accordo collettivo, anche aziendale. I contributi sono investiti nelle linee d’investimento previste dal fondo, che possono essere più o meno prudenti ed essere combinate tra loro su richiesta degli aderenti e nel rispetto delle regole di prodotto.

Un discorso a parte lo meritano i Fondi Pensione Negoziali, che si distinguono per essere istituiti dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori sulla base di un accordo collettivo, anche aziendale, oppure dalle regioni, e sono dedicati alla collettività dei lavoratori di un intero comparto o di un determinato territorio di riferimento.

Tutte le risorse delle forme pensionistiche complementari costituiscono patrimonio autonomo e separato e la legge riconosce ad esse importanti tutele e forme di controllo, a beneficio della protezione e della sicurezza del risparmio accantonato dagli iscritti.

E' importante ricordare come i contributi versati a forme pensionistiche complementari (ad eccezione del TFR) siano deducibili dal reddito dichiarato: riducono quindi il reddito imponibile dando origine ad un risparmio che si estrinseca in una riduzione delle imposte IRPEF.
Il limite massimo annuale è fissato in 5.164,57 euro, limite nel quale rientrano tutti i contributi sia personali sia a carico del datore di lavoro.
 

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