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Casa

Casa: 110 motivi per ristrutturare

Il Decreto Rilancio di maggio 2020 porta al 110% le detrazioni fiscali sui lavori di ristrutturazione per il risparmio energetico e la riduzione del rischio sismico.

22/07/2020, Autore: Marcello Andreetti

La nostra casa è un capitale da proteggere, ma anche qualcosa su cui investire per mantenerne il valore o addirittura aumentarlo. In particolare, per conservare l’immobile in buono stato e magari adeguarlo ai più recenti criteri di sicurezza ed efficienza energetica, sarebbero prima o poi necessari adeguati lavori di ristrutturazione, ma i costi?
Se quest’ultimo punto è quello che fino a oggi ti ha bloccato, le buone notizie sotto forma di vantaggi economici, introdotte dal Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 (il cosiddetto Decreto Rilancio 2020), potrebbero cambiare radicalmente le cose e dare nuovo impulso alla tua voglia di ristrutturare, nonché favorire la ripartenza dei cantieri.
Per usufruire dell’incentivo non basta però una ristrutturazione generica, ma è necessario effettuare interventi di miglioramento energetico degli edifici o di messa in sicurezza sismica.

Una super-detrazione

Si è parlato per questo di un “ecobonus” e di un “sismabonus” del 110% dell’importo dei lavori, anche se sarebbe più corretto parlare di agevolazioni fiscali, ovvero di una detrazione “potenziata”, applicabile, come riporta il Decreto, “nella misura del 110% per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, da ripartire in cinque quote annuali di pari importo”.
In pratica, ciò significa che il costo dei lavori non viene rimborsato immediatamente, bensì recuperato in 5 anni (fino al 110%) scalandolo dall’importo dovuto per le tasse.
Un’opportunità ancora più ghiotta prevista dal decreto, che potrebbe rendere gli interventi virtualmente a “costo zero” (per maggiori certezze a riguardo bisogna tuttavia attendere la pubblicazione del testo attuativo), è quella dello sconto in fattura anticipato direttamente dall’impresa che esegue i lavori e successivamente recuperato come credito d’imposta ed eventuale cessione del credito, ad esempio a una banca.

Per approfondire consulta il decreto

Ambiente e sicurezza: una questione di classe

Come accennato prima, per accedere alla detrazione i lavori devono essere finalizzati all’efficientamento energetico dell’edificio, e più precisamente va dimostrato, mediante Attestato di Prestazione Energetica, l’avanzamento di almeno due classi energetiche rispetto all’attuale.
Oppure bisogna apportare un miglioramento della qualità strutturale dell’edificio stesso, sotto forma di interventi antisismici.

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Quali lavori?

Facciamo infine solo un piccolo passo indietro per approfondire l’aspetto che forse interessa di più la maggior parte delle persone: ovvero capire nello specifico quali lavori di miglioramento energetico diano diritto alla detrazione.
Il decreto cita a riguardo 3 interventi principali:

  • Interventi di isolamento termico della facciata - il cosiddetto “cappotto” - (almeno 25% della superficie). La detrazione è calcolata su una spesa non superiore a 60.000 euro per unità immobiliare.
  • Interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione (efficienza almeno pari alla classe A) o a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici, o con impianti di microcogenerazione.
    Spesa non superiore a 30.000 euro per unità immobiliare.
  • Interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici, ovvero con impianti di microcogenerazione. Spesa non superiore a 30.000 euro.

L’aspetto interessante è che l’esecuzione di uno di questi lavori, definiti “trainanti”, consente di estendere la detrazione ad ulteriori interventi eventualmente associati, quali ad esempio la sostituzione degli infissi, l’installazione di impianti solari e fotovoltaici, di caldaie a biomassa o a condensazione di classe A, o persino di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, naturalmente sempre a patto che l’insieme dei lavori garantisca l’avanzamento di 2 classi energetiche citato sopra.


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