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Due sorelle condividono una posizione dirigenziale in jobsharing

Nicole Poelstra-Bieli e Simone Bieli lavorano assieme in un jobsharing del tutto particolare: nel settore Servizio clienti – Clienti aziendali condividono una funzione dirigenziale e lo fanno da sorelle. Nel seguente articolo raccontano come attuano in concreto questo modello e qual è il segreto del loro successo.

10 giugno 2021, testo: Michèle Schaub, foto: z.V.g. Nicole Poelstra-Bieli und Simone Bieli

Due donne di fronte a una parete
Entrambe ritengono che«le aziende dovrebbero assolutamente iniziare ad adottare più spesso questo modello di lavoro».

Cara Nicole e cara Simone, lavorate assieme in jobsharing e dal mese di ottobre 2020 condividete una posizione dirigenziale. Quali ne sono stati i presupposti?

Simone: «Abbiamo entrambe svolto a suo tempo l’apprendistato presso l’Helvetia. Dopo la formazione ho lavorato a lungo nella Previdenza. Nell’aprile dello scorso anno ho assunto una funzione dirigenziale nel settore Servizio clienti – Clienti aziendali con un impiego al 50 percento. All’epoca anche Nicole lavorava nello stesso ambito».

Nicole: «Esatto. Cinque anni fa sono tornata all’Helvetia e, prima della mia seconda maternità, ho lavorato come vice-responsabile di team.Quando è stato pubblicato l’annuncio per il posto vacante di responsabile di team e il nostro responsabile di reparto ci ha comunicato che sarebbe stato possibile usufruire del jobsharing, entrambe abbiamo subito deciso di candidarci. Con successo!»

Come attuate a livello pratico il jobsharing? Come vi siete suddivise i compiti?

Nicole: «Abbiamo ripartito l’orario di lavoro in modo che Simone potesse lavorare di lunedì e martedì e a me sarebbero spettati il giovedì e il venerdì. Il mercoledì invece ci alterniamo a vicenda. In questo modo possiamo assicurare che sia la nostra clientela sia i nostri collaboratori abbiano per tutta la settimana una persona di contatto».

Simone: «Per noi è importante poter garantire l’assistenza specialistica e personale del nostro team nonostante il jobsharing». Oltre all’attività quotidiana siamo entrambe coinvolte in diversi progetti. In tal modo possiamo assieme mettere a frutto il nostro know-how e impiegare in modo mirato i nostri punti di forza personali nello svolgimento di svariate mansioni».

Vedete anche dei vantaggi in questa modalità di lavoro?

Simone: «Assolutamente sì. I nostri progetti e aree di competenza sono molto ampi ed estremamente diversificati. In confronto a quelle della singola persona, le possibilità di cui si può usufruire in due sono ovviamente molte di più. Si possono suddividere le mansioni in base alle proprie capacità e attribuire al meglio le competenze e con noi la cosa funziona benissimo. Un vantaggio generale del jobsharing è senz’altro anche la possibilità di portare avanti un lavoro che con un impiego a tempo parziale forse non sarebbe prevedibile. Quindi, secondo la mia opinione, le aziende dovrebbero assolutamente iniziare ad adottare più spesso questo modello».

Nel vostro caso il jobsharing è al contempo un top sharing in quanto condividete una funzione dirigenziale. Quali particolarità caratterizzano la condivisione di una funzione dirigenziale?

Nicole: «Top sharing significa per noi che Simone e io remiamo nella stessa direzione dando all’esterno un’immagine unitaria. Ovviamente anche noi possiamo talvolta avere una divergenza di opinioni o delle incertezze. Ma so di averla sempre al mio fianco e di poter discutere con lei delle questioni e degli argomenti più svariati. D’altro canto i nostri collaboratori sanno che ad esempio, per un colloquio, possono sempre rivolgersi a una di noi se lo desiderano. Trattiamo le loro informazioni in modo confidenziale».

Il vostro jobsharing è doppiamente speciale perché siete sorelle. Riuscite a separare la vita privata da quella professionale senza troppe difficoltà?

Simone: «Per me il mio lavoro fa parte della mia vita. Quando siamo al parco giochi con i nostri figli, fra di noi parliamo comunque del nostro lavoro. In questo modo possiamo scambiarci direttamente le informazioni e risolvere già qualche questione. A me non disturba affatto. Al contrario, io sono molto grata di questa opportunità».

Nicole: «Credo che essendo sorelle possiamo partire da un importante presupposto di base per quanto riguarda il jobsharing: l’una sa esattamente come «funziona» l’altra. Con mia sorella, di cui mi fido ciecamente, posso parlare in tutta franchezza. Inoltre ho personalmente nei suoi confronti un profondo senso di responsabilità, proprio perché si tratta di mia sorella».

È questo il segreto del vostro successo? Quali caratteristiche, secondo voi, dovrebbe avere la persona con cui si condivide il proprio lavoro in jobsharing?

Nicole: «Sì, credo proprio che la fiducia sia una premessa importante. Nel nostro caso, essendo sorelle, la fiducia c’è stata sin dall’inizio ovviamente. È inoltre importante che i punti di forza dell’una si integrino con quelli dell’altra, che si comunichi e ci si organizzi con chiarezza. Proprio nell’ambito del top sharing queste condizioni possono naturalmente anche sfociare in un atteggiamento concorrenziale. Sarebbe opportuno quindi aver già collaborato in precedenza con la persona con cui si condivide la posizione».
Cosa consigliereste a coloro che volessero intraprendere il vostro stesso percorso?

Simone: «Dimostrate coraggio e fate un tentativo! Il jobsharing può davvero funzionare. Inoltre credo che questo modello godrà di un grado di accettazione sempre più elevato nel mondo del lavoro e sarà incentivato dalle aziende. Se avete dunque qualcuno tra le vostre colleghe o i vostri colleghi con cui avete instaurato un buon rapporto di collaborazione, non aspettate fino a che il vostro datore di lavoro vi faccia la proposta. Candidatevi direttamente in coppia!»

Anche tu vorresti lavorare per l’Helvetia?

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